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Frattura del piatto tibiale esterno - Accertato dopo due mesi dall'infortunio

Buonasera, mi chiamo Alfonso e ho 47 anni, purtroppo ho avuto un infortunio che non è stato identificato subito al Pronto Soccorso ma a distanza di quasi due mesi e solo perché alla fine ho effettuato un esame di risonanza magnetica a pagamento di mia iniziativa perché il dolore alla gamba invece di diminuire aumentava. Purtroppo anche oggi che la frattura al piatto tibiale è stata accertata non mi sento assistito nel migliore dei modi, chiedo gentilmente un vostro consiglio su come devo comportarmi, cercherò di spiegare il più dettagliatamente possibile il mio percorso:

* In data 10 marzo 2013, alle ore 11:30 circa, riportavo un trauma distorsivo al ginocchio sinistro che mi provocava un forte dolore all'articolazione in prevalenza sulla parte laterale-posteriore esterna, ma non dando molto peso alla cosa mi mettevo a letto prendendo un antidolorifico, in quanto pensavo si trattasse di un dolore momentaneo.
Nel pomeriggio dello stesso giorno il dolore invece di diminuire aumentava così mi sono recato presso il Pronto Soccorso della mia città per gli accertamenti del caso.
Venivo visitato in serata e dopo aver effettuato RX al ginocchio e visitato dal dottore di turno venivo dimesso con diagnosi “Trauma distorsivo ginocchio sinistro” e prognosi giorni 8 (Otto) s.c. con appuntamento per visita ortopedica per il giorno 14 marzo 2016, in quanto i sanitari riferivano che non erano state evidenziate fratture.
* Il 14 marzo 2016, presentandomi a visita presso il Reparto di Ortopedia dell'Ospedale della mia città mi veniva confermato quanto già diagnosticato dal Pronto Soccorso, con ulteriore prognosi di giorni 20 (Venti) nonché ulteriore prenotazione per visita di controllo, presso lo stesso Reparto di ortopedia, per il giorno 05 aprile 2016. Nell'occasione mi veniva indicato di indossare un tutore con stecche di sostegno ai lati ed effettuare una puntura giornaliera sull'addome di clexane 6000 per 20 (venti giorni) nonché l'impiego di stampelle fino alla visita di controllo.
* Durante i giorni di convalescenza il dolore invece di diminuire aumentava, quindi mi recavo presso il mio medico di base per chiedere di effettuare una risonanza magnetica o altro idoneo esame all’articolazione per sincerarmi che non ci fosse nulla di grave e per poterla portare in visione all’Ortopedico il 05 aprile 2016 in occasione della visita di controllo, ma il Dottore mi riferiva che stante alle ultime disposizioni di Legge non poteva più prescrivere esami specialistici che invece potevano essere richiesti esclusivamente dallo specialista al momento della visita.
* Presentatomi alla suddetta visita di controllo presso il Reparto di Ortopedia, rappresentavo ai sanitari che il dolore non era passato ma che in realtà era aumentato perché oltre che all’articolazione il dolore si era esteso a tutta la gamba sinistra prevalendo comunque sul ginocchio in disamina lato esterno-posteriore e sopra il piede sinistro con formicolio delle dita e della parte plantare. Tenendo conto di quello che mi aveva detto il medico di base, chiedevo ai sanitari di poter approfondire il controllo effettuando quegli esami che non potevano più essere prescritti dal mio medico curante, ma gli stessi mi informavano  che  anche  loro  hanno  delle  limitazioni  e  che  richiedono  tali  esami  solo  in casi pre-operatori e che, stante la mia situazione, non era quello il caso poiché le lastre fatte al Pronto Soccorso dell’Ospedale la sera del 10 marzo 2016 non avevano evidenziato fratture e comunque, a loro dire, si trattava di uno stiramento del tendine con relativa micro lacerazione e una micro frattura del menisco, eventi che a loro dire non richiedono un intervento chirurgico ma che si riparano in natura da soli con il tempo e riposo. Fidandomi di quanto mi era stato appena detto non insistevo, nell’occasione mi veniva detto che dovevo iniziare a riprendere a camminare senza l’uso del tutore e delle stampelle, precedentemente prescritte, dando la possibilità alla gamba di riprendere la totale mobilità e che con il tempo il dolore sarebbe passato. Mi veniva comunque rilasciato ulteriore certificazione medica con prognosi di giorni 10 (dieci) di riposo e cure con antinfiammatori.
* In data 15 aprile 2016, non avendo ancora un miglioramento significativo del dolore, che ormai si era esteso a tutta la gamba sinistra compreso il piede, il Medico di base mi prescriveva ulteriori giorni 15 (quindici) di riposo e cure relativamente all’evento di infortunio di cui risultavo ancora affetto.
* In data 29 aprile 2016 persistendo il dolore all’arto in disamina il Medico di base mi prescriveva ulteriori giorni 10 (Dieci) di riposo nonché un ciclo di fisioterapia per le cure del caso, pensando che ci fosse stata una infiammazione del nervo sciatico, dovuto all’infortunio, che mi causava quindi il dolore a tutta la gamba.
* In data 29 aprile 2016, non avendo un miglioramento del dolore che avevo più volte indicato ai vari sanitari che mi hanno visitato, mi recavo a mie spese presso un centro di radiodiagnostica per effettuare una risonanza magnetica al fine di accertare l’effettiva situazione della mia articolazione.
* Il giorno 02 maggio 2016, ricevevo l’esito dell’esame sopra indicato da dove si evince la presenza di una frattura del piatto tibiale della gamba sinistra e precisamente il referto recita: "L'indagine ha evidenziato la presenza di una frattura del piatto tibiale esterno, al terzo medio, senza peraltro apprezzabili attuali infossamenti del piano articolare corrispondente. Minimi aspetti meniscosici del menisco mediale, soprattutto a livello del corpo e corno posteriore senza evidenti discontinuità marginali di tipo lesionale. Nella norma il menisco esterno, i legamenti crociati ed i legamenti collaterali. Lieve tilt rotuleo esterno. Non significativo versamento sinoviale intra-articolare".
La mattina seguente mi recavo presso il mio Medico di Base per chiedere la valutazione di quanto accertato e il Dottore mi prescriveva una visita ortopedica a carattere di urgenza che veniva concessa per il giorno 06 maggio 2016.
* Presentatomi alla suddetta visita urgente, quindi a distanza di 54 (cinquantaquattro) giorni dall’evento, mi veniva confermata la presenza della frattura in disamina che, a dire del Dottore che mi ha visitato, è invisibile sulle lastre radiologiche in quanto di tipo composta e posizionata in un punto particolare poco visibile, identificabile però con l’esame più approfondito quale risulta essere la risonanza magnetica. Essendo trascorsi ormai quasi due mesi dall’evento, il Medico mi diceva che la frattura era già in via di guarigione e che fortunatamente non era avvenuto l’affossamento del piatto tibiale anche perché la frattura si trova in un punto che riceve meno la pressione del peso del corpo, ma che comunque necessita di una guarigione completa per poter riprendere una normale deambulazione priva di dolore. Stando sempre al tempo trascorso dall’evento il Dottore riferiva che non riteneva di dover applicare un gesso o altro sistema contenitivo/fissaggio all’arto, anche perché a suo dire per una frattura del genere di norma dopo 60 (sessanta) giorni viene valutata l’eventuale asportazione del gesso e parziale inizio del carico sull’arto con successiva riabilitazione, quindi secondo lui non avrebbe avuto molto senso immobilizzarlo ora mentre per il dolore al piede, che ho ancora una volta segnalato, mi veniva riferito che si tratta di una conseguenza di quanto accaduto che ha causato l’impiego di una postura errata che ha prodotto anche l’infiammazione dei tendini del piede, senza ritenere di dover approfondire il controllo, anche se devo dire che sempre di mia iniziativa a pagamento, dopo aver saputo della frattura, ho effettuato RX al piede che non ha evidenziato fratture, ma comunque il medico non ha voluto sincerarsi che fossero escluse lesioni o altro al livello dei nervi, ecc... prescrivendo una risonanza magnetica. Al termine della visita mi veniva rilasciato ulteriore referto medico da dove si evince che necessito di ulteriori giorni 35 (trentacinque) di riposo con carico parziale dell’arto e uso nuovamente delle stampelle nonché mi dovrò presentare a visita di controllo in data 06 giugno 2016.
Mi scuso se mi sono dilungato, ma ho voluto riferire le varie tappe della mia vicenda, perché in realtà il dolore alla gamba se pur migliorato con la fisioterapia che già stavo effettuando, in verità al livello dell'articolazione del ginocchio e del piede il dolore persiste in modo lieve con l'arto in scarico mentre con la posizione eretta o camminando in pochi minuti si accentua fino a dovermi sedere. Al momento sto seguendo il consiglio del dottore usando le stampelle ma sinceramente non credo sia una soluzione idonea anche perché, riflettendoci, non so neanche se posso piegare la gamba e tenerla piegata oppure se posso dormire sul lato dell'arto in disamina ecc..., in poche parole non ho avuto alcuna indicazione ne cure da effettuare fino alla prossima visita di controllo. Il mio fisioterapista mi parlava di effettuare della magnetoterapia e assumere, se non sbaglio, del silicio per agevolare la saldatura della frattura e si è detto stupito che l'ortopedico non mi abbia dato nessuna cura da fare durante la convalescenza.
Per ultimo tengo a precisare, per una mia ormai fissazione, che una volta accertato di avere la frattura in questione ho visionato il CD delle lastre al ginocchio effettuate al Pronto Soccorso il giorno dell'infortunio e ho visto che sono state fatte solo due proiezioni del ginocchio e cioé dal davanti e dall'interno, anche se io ho sempre riferito che il dolore era esterno posteriore la proiezione in quel lato non è stata fatta, non capisco nulla di queste cose ma volevo cortesemente sapere se il tecnico radiografo avrebbe dovuto effettuare anche la radiografia sulla parte esterna.
Ringrazio anticipatamente per i consigli che vorrete gentilmente darmi, spero che possiate aiutarmi a risolvere il mio problema in quanto ho paura che la frattura non avendo mai avuto sostegni o altro ed essendo sempre stata utilizzata normalmente, dopo i primi 20 giorni con tutore e stampelle, possa cedere da un momento all'altro.
Cordiali saluti
Alfonso

Online dr. Massimo Defilippo

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  • Dr. Massimo Defilippo Fisioterapista
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Re:Frattura del piatto tibiale esterno - Accertato dopo due mesi dall'infortunio
« Risposta #1 il: Dicembre 23, 2016, 05:05:59 am »
Alfonso,
Per riassumere, nella tua situazione, se pensi di avere problemi ai nervi l'unica cosa che puoi fare è un'elettromiografia per capire se ci sono disturbi della conduzione.
Per il resto, la prassi prevede 2 proiezioni nella rx del ginocchio, anche se il medico può richiederne un altra.
Il dolore al piede ci sta dopo una frattura al ginocchio ... ma penso non sia così grave se è servita una RMN per trovarla.
Ad oggi dovresti essere guarito a ginocchio e piede, in ogni caso anch'io avrei fatto la magnetoterapia, mentre non sono a favore di integratori e farmaci.

Dr. Massimo Defilippo